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Prevenire l’insorgenza dell’allergia alimentare è possibile?

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Le allergie alimentari sono in aumento e spesso rappresentano un problema importante per chi ne è affetto, con notevoli ricadute sulla qualità di vita. Ad oggi ci sono numerosi tentativi di “curare” definitivamente l’allergia ad un alimento. Ma sarebbe possibile prevenirle?

Le allergie alimentari sono un problema sempre più presente nella popolazione, soprattutto per quanto riguarda i bambini. La frequenza di queste allergie si attesta intorno al 5-6% della popolazione pediatrica, e gli alimenti più spesso chiamati in causa – pur con differenze tra i vari Paesi – sono i famigerati “Big 8”: latte, uovo, arachide, noci e noccioline (quindi la frutta con guscio in generale), crostacei, pesce, soia e grano.

Sappiamo inoltre che non tutti i soggetti, e non tutti i bambini, hanno alla nascita lo stesso rischio di sviluppare un’allergia alimentare nel corso della loro vita. I fattori di rischio sono molteplici, ma quello sicuramente più indagato e spesso chiamato in causa è la predisposizione familiare: un bimbo nato da genitori allergici è maggiormente a rischio di sviluppare un’allergia rispetto ad un bimbo con genitori non allergici. Non sorprende che un bimbo nato da un genitore allergico ed un genitore non allergico abbia un rischio intermedio rispetto ai casi precedenti.

Una recente pubblicazione del Food Allergy and Anaphylaxis Guidelines Group dell’Accademia Europea di Allergologia ed Immunologia Clinica (EAACI), ha analizzato tutti gli studi finora disponibili sull’argomento ed ha pubblicato un importante documento con le conclusioni che si possono trarre, complessivamente, dai dati scientifici disponibili.

Nel documento, stilato in base ai dati risultati dai 74 studi scientifici presi in esame, si legge che:

  1. Non sembra esserci associazione tra la dieta della madre in gravidanza o in allattamento ed il rischio di allergia alimentare; pertanto gli Autori concludono che non esiste al momento indicazione per suggerire una restrizione dietetica alle madri in gravidanza ed allattamento
  2. I dati sono piuttosto discordanti per quanto concerne l’allattamento al seno, nei bambini considerati ad alto rischio di allergia alimentare; tuttavia – nei bambini ad alto rischio – potrebbe essere utile escludere il latte vaccino nei primissimi mesi di vita
  3. L’utilizzo del latte di soia o il ritardo nell’introduzione di alimenti solidi, dopo i 4 mesi di vita, non sembra avere un ruolo protettivo nei confronti dello sviluppo di allergia alimentare

Le conclusioni finali dell’articolo, al momento,  pongono l’accento sulla necessità di ulteriori studi scientifici in questo campo, in quanto le informazioni finora disponibili sono scarse, talvolta contrastanti, mentre l’argomento riguarda ed interessa una larga parte della popolazione.

A tali raccomandazioni, si aggiungono i dati recentemente pubblicati sul presitigioso Journal of Allergy and Clinical Immunology, da parte di un gruppo di ricercatori finlandesi ed inglesi, che hanno studiato l’impatto della varietà di cibi assunti nei primi 12 mesi di vita ed il rischio di sviluppare varie patologie allergiche entro i primi 5 anni di vita.

L’articolo, sembra mettere in evidenza che una maggiore diversità nell’assunzione di cibi nei primi 12 mesi di vita (ma in particolare dopo il 3° mese e soprattutto dal 6° mese in poi) possa contribuire a ridurre il rischio di sviluppare rinite, asma (ma non la dermatite atopica) nei primi 5 anni di vita.

Questi dati sono solo un passo nel complesso percorso che mira alla prevenzione dell’allergia alimentare. Purtroppo questi dati non sono al momento sufficienti per trarre informazioni conclusive, tuttavia rappresentano un utile spunto per decidere – insieme al pediatra – quale sia l’approccio dietetico più adeguato nei primi mesi di vita del proprio bambino.

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Sono medico, allergologo ed immunologo, editor-in-chief di Allergia e Salute. Se hai trovato utile questo articolo clicca Mi piace! e condividilo. Se vuoi contattarmi per un consiglio o una visita clicca qui >>

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