Leaderboard Ad

Focus su…Intolleranze Alimentari

0

I cibi sono una necessità ed una delizia, ma a volte anche la causa di spiacevoli reazioni. Succede con le allergie, ma non soltanto. Facciamo un po’ di chiarezza sulle intolleranze alimentari.

Le reazioni avverse agli alimenti sono un capitolo importante e complesso dell’allergologia. Tuttavia, non sempre l’allergia è causa di queste reazioni. Vediamo di capire meglio. Un soggetto allergico ad un alimento può avere svariati sintomi (cutanei come l’orticaria, gastrointestinali, respiratori o perfino uno shock anafilattico) in seguito all’assunzione dell’alimento verso cui è sensibilizzato, anche se questo è in minuscole quantità. Nel sangue e nei tessuti dei soggetti allergici ci sono infatti immunoglobuline E che riconoscono specificamente una (o più…) sostanze allergeniche – che di per sé sarebbero perfettamente innocue, tanto che vengono perfettamente tollerate dai soggetti non allergici – e da ciò prende il via una risposta allergica che causa fastidi e sintomi anche importanti. Da ciò si capisce che l’elemento fondamentale, nelle risposte allergiche, è il sistema immunitario con le sue IgE specifiche per un determinato alimento.

Tuttavia, i cibi possono causare sintomi e fastidi anche in assenza di IgE specifiche e quindi con meccanismi diversi dall’allergia. Le reazioni di questo tipo vengono comunemente chiamate “intolleranze alimentari”, ma questo termine talvolta è abusato o usato impropriamente e quindi spesso rischia di generare confusione nel paziente. Cerchiamo di fare chiarezza sulle intolleranze alimentari più frequenti e meglio conosciute.

Intolleranza al lattosio: in questo caso si ha una carenza dell’enzima (la lattasi) che dovrebbe digerire lo zucchero dei latticini, il lattosio, a livello delle prime porzioni del tratto gastrointestinale. Pertanto nei soggetti con intolleranza al lattosio, questo zucchero non viene correttamente digerito e ciò causa disturbi quali pesantezza dopo il pasto, gonfiore addominale e dolori di pancia, ma talvolta anche sintomi sistemici quali cefalea e stanchezza. Ovviamente i sintomi si presentano nell’arco di ore dopo l’assunzione di un alimento contenente lattosio. I soggetti con intolleranza al lattosio dovrebbero evitare tutti gli alimenti che lo contengono (facendo più o meno attenzione a seconda della propria soglia dei sintomi); va tenuto presente che il parmigiano stagionato 30 mesi non contiene significative quantità di lattosio e quindi è solitamente ben tollerato. Anche il latte ad alta digeribilità è un’alternativa da tenere in considerazione. La diagnosi di intolleranza al lattosio può essere effettuata con un test specifico, il breath test per lattasi. Ovviamente, l’intolleranza al lattosio è ben diversa dall’allergia al latte!

Intolleranza agli additivi alimentari: gli additivi alimentari sono da diverso tempo al centro dell’attenzione per la loro capacità – in soggetti predisposti – di dare luogo ad una sintomatologia che può ricordare da vicino quella delle reazioni allergiche, anche se solitamente con insorgenza meno rapida ed intensità minore (non si hanno – di regola – manifestazioni anafilattiche in questi casi). Tra gli additivi alimentari che più spesso vengono chiamati in causa per questo tipo di reazioni abbiamo:

Solfiti, utilizzati come conservanti e che possiamo trovare spesso nei vini (soprattutto bianco), negli spumanti e nella birra, ma anche in altri alimenti quali i crostacei
Giallo di tartrazina, un colorante spesso presente nelle bibite e nei cibi di colore giallo/arancione
Glutammato, un additivo alimentare anche chiamato in causa per la cosiddetta “sindrome da ristorante cinese”, dove solitamente è presente in discrete quantità
Benzoati, conservanti utilizzati in una vasta gamma di prodotti industriali

Anche in questo caso, il consiglio terapeutico è di evitare la sostanza in grado di scatenare i sintomi. Purtroppo, non esistono ad oggi test diagnostici cutanei o su sangue in grado di svelare questo tipo di intolleranza.
Sindrome sgombroide: è una reazione che si può avere mangiando del pesce non perfettamente conservato. In questo caso, alcuni microrganismi, sono in grado di metabolizzare alcune sostanze in esso contenute – in particolare l’aminoacido istidina – e produrre delle sostanze ad azione simile alla nostra istamina. In tal modo, consumando l’alimento, si assorbono anche discrete quantità di tali sostanze che poi determinano la comparsa di reazioni che mimano molto da vicino le reazioni allergiche. Anche in questo caso non esistono test specifici, tuttavia un valido indizio per la diagnosi si ha quando più persone che hanno consumato lo stesso pesce, presentano i sintomi.

Nei prossimi mesi vedremo più da vicino anche la malattia celiaca, che merita uno spazio a sé.

Articoli nel medesimo numero:
[catlist search=”gennaio2014″ numberposts=10]

Share.

About Author

Sono medico, allergologo ed immunologo, editor-in-chief di Allergia e Salute. Se hai trovato utile questo articolo clicca Mi piace! e condividilo. Se vuoi contattarmi per un consiglio o una visita clicca qui >>

Comments are closed.