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La diagnosi di allergia alimentare: un percorso complesso

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Allergia alimentare? Intolleranza, o cos’altro? Se il nostro organismo sembra non tollerare un alimento è importante non sottovalutare i suoi segnali.

Le allergie alimentari sono piuttosto frequenti, è questo dato sembra in aumento nella popolazione. Molti tipi di alimenti possono causare reazioni allergiche, di varia natura ed entità. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Il sospetto diagnostico di un’allergia alimentare può avvenire in due modi: solitamente si indaga a seguito della comparsa di sintomi sospetti per allergia dopo aver consumato un determinato alimento; in altri casi, il sospetto può emergere in seguito all’effettuazione di test allergologici, richiesti per altri motivi.

Partiamo dal primo caso. Quando si hanno sintomi in seguito all’assunzione di un alimento, o anche solo il sospetto, è importante informare il medico. Se la reazione è stata significativa, molto probabilmente verrà interpellato lo specialista allergologo.

I sintomi che possono indirizzarci verso un’allergia alimentare sono: prurito al cavo orale, gonfiore delle labbra o di altre porzioni della mucosa del cavo orale, manifestazioni cutanee come orticaria, angioedema o riaccensione delle lesioni nei soggetti con dermatite atopica, sintomi gastro-intestinali quali nausea, vomito o diarrea, fino ai casi più importanti che si manifestano con difficoltà respiratoria o sintomi cardio-circolatori fino allo shock anafilattico. I sintomi generalmente compaiono rapidamente in seguito all’assunzione dell’alimento, da pochi secondi a qualche minuto; in alcuni casi possono manifestarsi nell’arco di un’ora dall’assunzione, raramente in maniera più tardiva. L’entità dei sintomi dipende da molti fattori, sia legati al paziente (grado di sensibilizzazione allergica, condizioni di salute e presenta di altre malattie concomitanti, assunzione di farmaci, ecc.) che all’alimento (tipo di alimento e quantità ingerita, alimento crudo o cotto, ecc.).

Nel secondo caso, invece, la situazione può essere più complessa. Perché un test (sia cutaneo che di laboratorio), da solo, non può consentirci di porre una diagnosi affidabile di “allergia a…”.

Per porre diagnosi certa di allergia alimentare, infatti, è necessario disporre di un test allergologico positivo per un determinato alimento, in presenza di una storia clinica convincente. Da ciò deriva che un test allergologico positivo nei confronti di un alimento che viene regolarmente consumato e tollerato, deve indurre il medico a considerare che possa trattarsi di un “falso positivo”. Ci sono molti motivi per cui un test allergologico può avere risultato positivo, senza che sussista una vera allergia alimentare. Un esempio è rappresentato dalle cross-reazioni tra pollini ed alimenti, delle quali abbiamo già parlato in questo articolo.

Ci possono essere casi nei quali un soggetto con reazioni avverse agli alimenti risulta negativo ai test allergologici; viceversa, non è raro incontrare soggetti con test allergologici positivi per uno o più alimenti, ma che poi tollerano perfettamente tali cibi.

L’allergia alimentare – in ogni caso – è una condizione potenzialmente molto pericolosa e dovrebbe essere affrontata con il supporto del medico o dello specialista allergologo, al fine di non correre rischi ma nemmeno di sottostare a diete restrittive senza che ve ne sia la reale necessità.

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Sono medico, allergologo ed immunologo, editor-in-chief di Allergia e Salute. Se hai trovato utile questo articolo clicca Mi piace! e condividilo. Se vuoi contattarmi per un consiglio o una visita clicca qui >>

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