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Il Patch test: come si fa ed a cosa serve?

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Patch test e prick test sono i due più importanti test allergologici, ben diversi fra loro ma spesso confusi l’uno per l’altro. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Il patch test è un test allergologico che serve per scoprire se una determinata sostanza è responsabile di un’infiammazione allergica della cute del paziente. È quindi il test fondamentale per la diagnosi di tutte le dermatiti allergiche da contatto. Questo test si effettua ponendo le varie sostanze da testare su un apposito supporto adesivo (cerotto o patch) che poi dovrà essere applicato sulla cute del dorso del paziente, e rimosso dopo 48-72 ore. Trascorso tale periodo, il medico rimuove il cerotto e valuta la presenza di eventuali reazioni eczematose in corrispondenza di una o più delle sostante testate. Questo test richiede quindi un tempo relativamente lungo (2-3 giorni) affinché la reazione allergica possa manifestarsi, e ciò è dovuto al fatto che il patch test indaga le reazioni con meccanismo “ritardato”, ovvero quello che in campo immunologico prendono il nome di “delayed-type hypersensitivity reactions”  (o DTH in sigla, oppure anche dette reazioni di IV° tipo secondo la classificazione di Coombs e Gell).

La differenza tra patch test e prick test

Ben diverso, invece, è il prick test (leggi anche l’articolo dedicato al prick test sul numero di Giugno), che si effettua con una metodica completamente differente, ed il cui risultato viene “letto” dopo soli 30 minuti. Il prick test infatti indaga le reazioni cosiddette “immediate” (dovute alla presenza di IgE, reazioni di I° tipo secondo la classificazione di Coombs e Gell), responsabili – ad esempio – delle comuni forme allergiche respiratorie o alimentari.

Consigli per una buona riuscita del patch test

Il patch test, quindi, è un test relativamente semplice ed assolutamente non doloroso né invasivo. Possiamo dire che è leggermente fastidioso, in quanto il paziente dovrà portare sul dorso, per 2-3 giorni, dei grandi cerotti che copriranno buona parte della superficie superiore della schiena. Il patch test pertanto è sconsigliato nei mesi particolarmente caldi, innanzitutto perché con le alte temperature aumenta notevolmente il fastidio causato dal cerotto; ed in secondo luogo poiché l’intensa sudorazione potrebbe far staccare il cerotto e rendere il test non attendibile. Per lo stesso motivo, durante il test, il soggetto non deve bagnare la schiena (non potrà fare doccia o bagno in vasca o piscina) e dovrà cercare di non sudare eccessivamente.

Al contrario di quanto spesso viene riportato, la terapia con antistaminici non è una controindicazione all’effettuazione del patch test, mentre devono essere riportate al medico eventuali terapie con cortisonici per bocca o iniezione, o anche terapie cortisoniche locali nella sede di applicazione del patch test. In questi casi, infatti, la reattività cutanea nei confronti delle sostanze testate potrebbe essere alterata o assente.

Ma quali sostanze testare con il patch test?

La scelta delle sostanze da testare è rimandata allo specialista allergologo che effettua il test; tuttavia abbiamo serie “standard”, validate a livello italiano ed europeo, che comprendono le sostanze che più comunemente causano problemi di dermatite allergica da contatto. Esistono, a tal proposito, una serie “generale”, in Italia proposta dalla Società Italiana di Dermatologia Allergologica Professionale ed Ambientale (SIDAPA), ed altre serie specifiche diversi tipi di problemi (ad esempio serie specifica per infiammazioni del cavo orale, oppure per dermatite delle palpebre) oppure per particolari ambiti professionali (ad esempio la serie per i prodotti utilizzati dai parrucchieri).

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Info Autore

Sono medico, allergologo ed immunologo, editor-in-chief di Allergia e Salute. Se hai trovato utile questo articolo clicca Mi piace! e condividilo. Se vuoi contattarmi per un consiglio o una visita clicca qui >>

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