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Allergia alimentare: perché evitare il fai-da-te

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L’allergia alimentare è una condizione potenzialmente molto pericolosa. Come fare per evitare di correre rischi inutili?

Di allergia e intolleranza alimentare abbiamo già parlato in questo stesso numero di Allergia e Salute. È importante infatti sottolineare ancora una volta la differenza tra queste due condizioni, perché la loro gestione differisce notevolmente. Nonostante entrambe, allergia e intolleranza, possano causare sintomi assai fastidiosi, i maggiori rischi – ovvero la possibilità di andare incontro a shock anafilattico – sussistono solo nel caso dell’allergia alimentare.

Allergia alimentare: attenzione alla diagnosi

A volte il sospetto di allergia alimentare è evidente: quando si mangia un determinato alimento, molto rapidamente, si sviluppano sintomi tipici: prurito in bocca o sulla pelle, magari orticaria; oppure sintomi gastro-intestinali. Se le stesse manifestazioni si ripetono in altre occasioni, sempre consumando lo stesso alimento, la diagnosi è quasi fatta: si tratta molto probabilmente di allergia alimentare.

In questi casi, il soggetto che si rivolge allo specialista allergologo, è in grado di formulare da solo la propria diagnosi non appena si mette seduto in ambulatorio: “Dottore, sono allergico alla pesca!”, giusto per un’allergia alimentare delle più comuni. E spesso il paziente ha proprio ragione…al medico allergologo, dopo tutti i suoi test, non rimane che confermare quanto il paziente aveva già capito da solo.

Tuttavia è sempre importante sottolineare come questa fase, la visita dello specialista e l’effettuazione di test allergologici mirati, sia di fondamentale importanza. L’allergologo infatti, oltre a confermare o smentire il sospetto di allergia alimentare potrà individuare la presenza di ulteriori allergie ad alimenti (magari correlati a quello già individuato dal paziente) ed iniziare a valutare il rischio di una futura reazione grave.

Il prick test, rapido semplice ed indolore, è lo strumento migliore per iniziare questo percorso diagnostico, purché venga effettuato da personale formato ed esperto.

Il punto cruciale: valutare il rischio e gestire l’allergia alimentare

Dopo aver stabilito la presenza o meno di un’allergia alimentare, l’elemento decisivo – nonché il più impegnativo – è valutare il rischio di avere una reazione allergica grave in caso di nuova assunzione dell’alimento scatenante. Anche in caso di reazioni allergiche che sono sempre state lievi, infatti, non è detto che le reazioni future non possano essere caratterizzate da maggiore gravità.

L’allergologo deve prendere in considerazione numerosi fattori per stabilire il livello di rischio. Tra questi, ovviamente la gravità delle precedenti reazioni ha un ruolo importante (un soggetto con un precedente shock anafilattico sarà da considerare a maggior rischio), tuttavia devono essere valutate anche la quantità di allergene in grado di scatenare la reazione, la rapidità di insorgenza della stessa, il tipo di allergene (ad esempio la frutta secca spesso può causare reazioni allergiche gravi), la storia clinica del paziente (se soffre di cardiopatie o di asma, ad esempio) e le medicine che assume (alcune possono “mascherare” o peggiorare un’eventuale reazione allergica). Questi sono solo alcuni dei parametri da prendere in considerazione. Inoltre, insieme ai test allergologici “classici”, gli approfondimenti di allergologia molecolare possono fornire un valido aiuto nella stratificazione del rischio.

Cosa mangiare e cosa evitare?

Poiché l’allergia alimentare, ad oggi, non ha una cura definitiva se non evitare gli alimenti ai quali si è allergici, tutto il percorso esposto sopra conduce ad una singola domanda finale: cosa può mangiare il paziente senza correre il rischio di incorrere in una reazione allergica grave?

Rispondere a questa domanda, va da sé, è molto difficile. In alcuni casi serviranno i cosiddetti “test di scatenamento” o “test di challenge”, nei quali si testa la tollerabilità di un alimento somministrando al paziente dosi crescenti dello stesso. Ovviamente, trattandosi di un test non esente da rischi, dovrà essere valutata molto bene la necessità di effettuarlo, e dovrà essere iniziato solo in ambienti adeguatamente attrezzati, sotto la guida di personale esperto ed iniziando con dosi minime di alimento.

Evitare il fai-da-te

Per quanto il sospetto di allergia alimentare possa essere palese, a casa e senza l’aiuto di uno specialista non sarà possibile avere la conferma della diagnosi, capire se anche altri alimenti possono scatenare la reazione allergica, capire quale può essere il rischio di una reazione grave. A maggior ragione, “sperimentare” a casa propria, assaggiando alimenti potenzialmente pericolosi, è una pratica assolutamente da sconsigliare.

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Sono medico, allergologo ed immunologo, editor-in-chief di Allergia e Salute. Se hai trovato utile questo articolo clicca Mi piace! e condividilo. Se vuoi contattarmi per un consiglio o una visita clicca qui >>

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