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Antistaminici: a ciascuno il suo

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Alzi la mano chi non ha mai assunto un antistaminico in vita sua! Credo quasi nessuno, vista l’efficacia e la tollerabilità di questi farmaci. Vediamo però le differenze…

Gli antistaminici, per definizione, sono farmaci in grado di contrastare gli effetti dell’istamina, una sostanza prodotta dal nostro organismo e tra le principali responsabili delle manifestazioni allergiche.
L’istamina infatti viene liberata da particolari cellule, i mastociti, sia a livello cutaneo che a livello delle mucose respiratorie (naso e bronchi) che oculari. Quando si scatena una reazione allergica, i sintomi dovuti alla liberazione dell’istamina possono quindi comprendere prurito ed arrossamento cutaneo, prurito nasale, ostruzione e starnuti, prurito e lacrimazione oculare, infiammazione dei bronchi e asma (anche se nell’asma il ruolo dell’istamina è minoritario rispetto a quello di molte altre sostanze infiammatorie).

 

Come funzionano gli antistaminici

Il meccanismo d’azione di questi farmaci si basa sul blocco del recettore dell’istamina a livello dei vari organi. Di recettori per l’istamina, ad oggi, ne conosciamo quattro tipi (da H1 ad H4), ma il principale è H1. Il blocco di questo recettore, inibisce gli effetti normalmente provocati dall’istamina.
Questi farmaci si possono assumere tipicamente per bocca (in alcuni casi ci sono formulazioni in sciroppo, gocce o orosolubili), ma – all’occorrenza – anche per via iniettiva intramuscolare o endovenosa. In alcuni casi, vengono utilizzati per via locale: per via nasale o oculare, mentre la via cutanea (creme, pomate e unguenti) non è solitamente consigliata.
L’insorgenza dell’effetto è solitamente rapida, gli antistaminici sono infatti caratterizzati da una notevole rapidità d’azione, tanto che possono essere spesso assunti “al bisogno”.

 

Ma quanti antistaminici esistono?

A dire il vero, ne esistono davvero molti. E non sono tutti uguali. Innanzitutto, esistono 3 diverse “generazioni” di antistaminici, che sono state sviluppate progressivamente nel tempo. Vediamo alcuni casi nei quali utilizzare un antistaminico rispetto ad un altro può rivelarsi vantaggioso.

 

Il prurito notturno

Nel caso di un problema cutaneo con prurito notturno, serve un antistaminico sicuramente dotato di una buona efficacia. Il problema può infatti rivelarsi assai fastidioso, ed interferire con il sonno. Da questo punto di visita, gli antistaminici di prima generazione (la più vecchia), come l’idrossizina, possono essere utili in quanto “gravati” (come effetto collaterale) da una certa sonnolenza. Di conseguenza, il soggetto avrà riduzione del prurito ed un sonno un poco più profondo. Si consiglia di assumere l’antistaminico, per tale motivo, prima di andare a dormire…ma attenzione nel caso in cui si debba guidare o utilizzare macchinari pericolosi sul luogo di lavoro.

 

L’autista, il falegname e gli altri mestieri “a rischio”

Caso opposto al precedente, è quello in cui il paziente svolta un lavoro nel quale non è opportuno che ci sia un abbassamento della soglia di attenzione e dei riflessi: chi guida magari anche di notte, chi utilizza macchinari pericolosi (falegname, ecc.), chi porta armi da fuoco (agenti delle forze dell’ordine, addetti alla sicurezza), chi effettua turni di lavoro notturni (personale sanitario, addetti ai controlli).
In questi casi, gli antistaminici di terza generazione – la più recente – possono essere quelli più indicati. Tra questi abbiamo molte molecole, alcune molto recenti ed altre già in uso da diverso tempo: levocetirizina, desloratadina, ebastina, bilastina, rupatadina. In generale, questi antistaminici sono quelli gravati dalla minor sonnolenza: la gran parte dei soggetti non ne avverte proprio. Attenzione però…è bene sempre iniziare con accortezza e sotto la guida del medico.

 

L’orticaria ribelle

A volte, si sa, l’orticaria non ne vuol sapere di andarsene, ed il prurito si diffonde su tutta la superficie del corpo. Le attuali linee guida internazionali indicano gli antistaminici come terapia di prima linea nei confronti dell’orticaria, spesso suggerendo l’uso anche a dosaggi maggiori rispetto a quelli usuali.
Tuttavia, in casi non rari, anche questo non è sufficiente, In caso di un insuccesso di questo tipo, prima di abbandonare l’uso di antistaminici e di passare ad altri farmaci (magari meno maneggevoli e con più effetti collaterali) potrebbe essere sensato provare con la rupatadina, che unisce all’effetto antistaminico anche l’effetto anti-PAF (PAF è l’acronimo di Platelet Activating Factor, anch’esso importante nelle reazioni allergiche).

 

La giovane donna/la donna in gravidanza

Gli antistaminici, come già detto, sono farmaci molto ben tollerati. La gravidanza però, si sa, è un momento della vita molto particolare ed in questi casi si cerca di assumere il minor numero possibile di farmaci.
Da questo punto di visita, gli antistaminici di nuova generazione (dalla 2° in poi) non hanno mai dimostrato di essere pericolosi per il feto o per il prosieguo della gravidanza, tuttavia – per l’evidente impossibilità di svolgere studi sperimentali nell’Uomo (in questo caso nella Donna) durante la gravidanza – è difficile poterli definire “sicuri”. Come risultato finale, spesso la scheda tecnica degli antistaminici riporta di non assumere il farmaco nel primo trimestre di gravidanza, che è quello più delicato perché deputato alla formazione di tutti gli organi del nascituro. In questi casi, ancora una volta la rupatadina – pur con dati numericamente limitati – sembra avere il miglior profilo di sicurezza. La supervisione del medico, ed eventualmente del ginecologo, è tuttavia in questa situazione ancor più importante.

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Sono medico, allergologo ed immunologo, editor-in-chief di Allergia e Salute. Se hai trovato utile questo articolo clicca Mi piace! e condividilo. Se vuoi contattarmi per un consiglio o una visita clicca qui >>

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