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La diagnosi delle allergie, tra prick test ed IgE

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Per la diagnosi delle allergie, quale test: il prick test sulla pelle, o la ricerca delle IgE nel sangue?

Non tutte, ma molte allergie vengono diagnosticate proprio in questo modo: un test sulla cute dell’avambraccio – il prick test – oppure un test di laboratorio che si esegue sul sangue (o meglio sul siero, la parte di sangue senza cellule) e che consiste nella ricerca degli anticorpi IgE contro specifici allergeni.

Questi test sono fondamentali per la diagnosi delle allergie ad inalanti, ovvero gli allergeni che si trovano nell’aria e che penetrano nel nostro organismo attraverso le vie respiratorie; fanno parte di questo gruppo i pollini, gli acari della polvere, le muffe, gli allergeni degli animali. Ma gli stessi test sono necessari anche nel caso dell’allergia alimentare, nell’allergia al veleno di insetti, in alcuni casi di allergia a farmaci, nell’allergia alla gomma di latice.

In breve, questi test sono utili – e spesso necessari – ogni volta che ci troviamo di fronte ad una reazione allergica dovuta alla presenza, nel soggetto allergico, di immunoglobuline E (IgE) rivolte contro uno specifico allergene. Succede così che quando l’allergene penetra nell’organismo e viene a contatto con questi specifici anticorpi, si innesca la reazione allergica, con attivazione di diversi tipi di cellule infiammatorie (come ad esempio i mastociti) e liberazione di sostanze anch’esse pro-infiammatorie (come ad esempio l’istamina).

Allora, per capire se il soggetto è sensibilizzato ad un determinato allergene, si va proprio a ricercare la presenza di queste IgE specifiche.

Il prick test

Il prick test è il classico test cutaneo, con il quale si pone una goccia di estratto allergenico sulla superficie cutanea dell’avambraccio e si va poi a scalfire leggermente la cute con una lancetta sterile e monouso, per favorire l’interazione tra l’estratto allergenico ed i mastociti che si trovano negli strati di cute sottostanti.

Se il soggetto è allergico a quell’allergene, i suoi mastociti avranno IgE in grado di riconoscere l’allergene stesso. E ne scaturirà una piccola reazione allergica locale, che potremo osservare – dopo circa 10-15 minuti – sotto forma di un pomfo in tutto e per tutto simile ad una puntura di zanzara, pruriginoso e contornato da un alone di eritema (arrossamento della cute).

Il prick test è quindi un test semplice ed assolutamente indolore. Ma al tempo stesso è anche molto preciso ed affidabile. Un grande vantaggio consiste nel fatto che, se non disponiamo dell’estratto allergenico che vogliamo testare, in alcuni casi si può effettuare il test utilizzando una piccola quantità dell’alimento fresco (questo prende il nome di prick by prick, perché si punzecchia prima l’alimento e poi la cute, con la stessa lancetta).

Gli svantaggi del prick test risiedono nel fatto che non posso essere eseguiti se il soggetto sta assumendo antistaminici (devono essere sospesi per almeno 5-7 giorni prima del test) e che talvolta risulta di difficile interpretazione se il paziente presenta dermatiti, orticaria o altre lesioni cutanee o condizioni che ne alterino la reattività.

La ricerca delle IgE specifiche

Questo test di laboratorio spesso viene ancora chiamato con l’acronimo RAST, vecchio nome che si rifà a quando il test era basato su metodiche radioimmunologiche. Questo test tuttavia, proprio per i rischi ed i problemi legati allo smaltimento di reagenti di laboratorio radioattivi, è stato soppiantato da altre metodiche che non utilizzano la radioattività.

Trattandosi di un test di laboratorio, l’affidabilità del test può variare da un laboratorio all’altro, in funzione soprattutto del tipo di metodica e di reagenti utilizzati.

Nella maggior parte dei laboratori, tuttavia, vengono oggi impiegate metodiche contraddistinte da elevatissima efficienza. Per tale motivo, nella pratica di tutti i giorni, i risultati forniti dal prick test o dalla ricerca delle IgE specifiche in laboratorio sono in larghissima parte sovrapponibili.

Il vantaggio di questo test di laboratorio consiste nel fatto che non necessita dello specialista allergologo per essere eseguito, tuttavia – è evidente – necessita di un laboratorio attrezzato. I tempi di risposta non saranno i 10-15 minuti del prick test, ma – a seconda del laboratorio – si possono ottenere risposte in tempi comunque molto rapidi. Dal punto di vista dei costi, considerando i materiali impiegati, è meno economico del prick test. Tuttavia, rispetto a quest’ultimo, ha il vantaggio di non risentire di interferenze farmacologiche (antistaminici o altri farmaci) né di alterazioni della cute del soggetto.

In conclusione, le attuali linee guida per la diagnosi delle allergie consigliano – in molti casi – di considerare il prick test come test di primo livello, e di effettuare il dosaggio delle IgE specifiche nei casi in cui esso risulti non effettuabile (terapie antistaminiche, alterazioni cutanee o altro) o come approfondimento.

E voi, quale test preferite fare? Nell’indecisione, probabilmente è meglio lasciar decidere il medico…

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Sono medico, allergologo ed immunologo, editor-in-chief di Allergia e Salute. Se hai trovato utile questo articolo clicca Mi piace! e condividilo. Se vuoi contattarmi per un consiglio o una visita clicca qui >>

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