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Focus su…allergia al pesce

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Questo alimento, specialmente in estate, trionfa sulla tavola. Sia il pesce che i crostacei, però, sono tra gli alimenti che più facilmente possono scatenare reazioni allergiche. Vediamo da vicino le reazioni allergiche al pesce “con lisca”.

Ebbene sì, sia il pesce (inteso come “pesce con lisca”) che i crostacei fanno parte dei cosiddetti “big 8”, ovvero gli otto alimenti (insieme a latte vaccino, uovo, arachide, noci e semi, soia e grano) che considerati complessivamente sono responsabili di oltre il 90% delle reazioni allergiche agli alimenti.

Questo non toglie, ovviamente, che la grandissima maggioranza della popolazione possa consumare (e tollerare!) perfettamente sia il pesce che i crostacei; consideriamo che la prevalenza di allergia alimentare si aggira intorno al 2-4% della popolazione adulta ed al 3-6% dei bambini. Tuttavia, incontrare un soggetto allergico al pesce o ai crostacei non è così raro.

Il pesce come primo allergene della storia

L’allergia al pesce ha avuto un ruolo di primo piano nella storia dell’allergologia, in quanto è stato l’allergene alla base del famoso esperimento poi passato alla storia come “P-K test”. Nel 1921 due medici tedeschi, Otto Carl Prausnitz e Heinz Künstner eseguirono questo esperimento: presero il siero di Künstner (che era allergico la pesce) e lo iniettarono nella cute di Prausnitz; dopo 24 ore iniettarono nella solita zona cutanea una piccola quantità di un estratto allergenico di pesce, osservando una reazione eritemato-pomfoide. Questa è stata la prima dimostrazione che nel siero di un soggetto allergico c’è una qualche sostanza – inizialmente denominata “reagina” e poi identificata come IgE – che è responsabile delle reazioni allergiche. Allo stesso tempo, il P-K test può essere considerato come l’antenato dei test allergologici cutanei che utilizziamo a tutt’oggi.

Il pesce come alimento

Il pesce al tempo stesso rappresenta una risorsa nutrizionale di notevolissima importanza in quasi tutto il globo terrestre; non a caso, però, una maggior incidenza di reazioni allergiche dopo consumo di pesce si ritrovano in aree geografiche dopo il suo consumo è particolarmente elevato, come in Giappone, in Spagna o nei Paesi Scandinavi.

Dal punto di vista clinico, l’allergia al pesce compare solitamente nei primi anni di vita e – a differenza di altre allergie alimentari tipiche dell’età infantile, come quelle verso latte e uova – tende a perdurare per tutto il resto della vita. L’allergene maggiore è costituito dalla famiglia delle parvalbumine, presenti in tutte le specie di pesce, e quindi possibilmente in grado di determinare reazioni crociate; nella pratica clinica, circa la metà dei soggetti allergici al pesce ha reazioni consumando specie diverse, mentre la restante metà ha reazioni consumando un’unica specie di pesce (e tollera tutte le altre).

La reattività, talvolta, può essere molto spiccata, tanto che si stima che il 10% circa dei soggetti con allergia al pesce possa accusare sintomi anche in caso di esposizione ai vapori di cottura. La cottura, così come la digestione a livello gastrico, non ha un grande impatto sugli allergeni della famiglia delle parvalbumine, e molto spesso il soggetto allergico reagisce all’alimento sia crudo che cotto.

Altre allergie…da non confondere

In caso di reazione “allergica” dopo aver consumato del pesce, dobbiamo prendere in considerazione altre due condizioni che potrebbero aver causato la reazione: l’allergia all’anisakis simplex e la sindrome sgombroide.

L’anisakis simplex è un parassita del pesce che in rarissimi casi (specialmente nei consumatori di pesce crudo) può infestare l’uomo; non così raramente, tuttavia, è causa di reazioni allergiche. In questo caso l’allergene responsabile non è del pesce, ma del suo parassita.

La sindrome sgombroide invece è caratterizzata dalla comparsa di manifestazioni simil-allergiche, come orticaria o sintomi gastro-intestinali, ma non è dovuto ad un meccanismo immunologico, tantomeno alla presenza delle IgE che sono responsabili delle allergie. Si tratta infatti di un’esposizione eccessiva ad amine biogene (prima fra tutte, l’istamina) che si liberano in grandi quantità durante il processo di putrefazione del pesce, in particolare sgombro e tonno. Per questo motivo, la sindrome sgombroide – che non essendo un’allergia può interessare chiunque – colpisce se si consuma pesce non conservato in maniera idonea.

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Sono medico, allergologo ed immunologo, editor-in-chief di Allergia e Salute. Se hai trovato utile questo articolo clicca Mi piace! e condividilo. Se vuoi contattarmi per un consiglio o una visita clicca qui >>

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