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Perché la rinite allergica riduce la performance lavorativa o scolastica?

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La rinite allergica, per quanto sottovalutata, è in grado di influenzare in modo negativo la qualità della vita, ed alcuni studi hanno dimostrato che porta una riduzione della performance lavorativa e/o scolastica. Capiamo come mai.

E’ esperienza comune per il soggetto che soffre di rinite allergica percepire un peggioramento delle condizioni generali di salute quando l’allergia si fa sentire.

Sintomi diurni e sintomi notturni della rinite

Naso chiuso, prurito nasale e oculare, irritazione e arrossamento degli occhi, starnuti e secrezioni nasali continue sono solo alcuni dei sintomi lamentati dai pazienti che soffrono di oculorinite allergica quando raccontano la propria esperienza.

Oltre a questi, la rinite è però in grado di causare fastidio anche mentre si dorme: molti pazienti riferiscono infatti insonnia o risvegli frequenti, russamento e apnee. In generale, il sonno di un soggetto rinitico è un sonno disturbato e “non ristoratore”, con la conseguenza già dal mattino il soggetto percepisce una stanchezza che si porterà dietro per tutto il resto della giornata.

I motivi per cui ciò succede sono sia di tipo “meccanico”, con l’ostruzione delle vie aeree nasali da parte delle secrezioni, sia di tipo “infiammatorio”, per l’attivazione della risposta allergica sempre a livello del naso.

Poiché il sonno notturno è disturbato, il paziente che soffre di rinite allergica spesso presenta stanchezza ed affaticabilità durante il giorno successivo, oppure può essere più irritabile e con una soglia di attenzione ridotta.

Tutti questi meccanismi agiscono in sinergia e possono comportare una riduzione della performance lavorativa negli adulti, o scolastica nei bambini.

Il ruolo degli antistaminici

È molto importante, quindi, impostare una terapia in grado di controllare i sintomi, al fine di minimizzare l’impatto della rinite sulla vita quotidiana.

Da questo punto di vista, gli antistaminici sono considerati un caposaldo e sono i farmaci sicuramente più impiegati per il controllo dei sintomi.

Dobbiamo però considerare che, se da una parte l’antistaminico va a ridurre i sintomi e quindi, a bloccare gli effetti di cui abbiamo parlato, dall’altro l’antistaminico può a sua volta causare sonnolenza o abbassamento della soglia di attenzione.

Va detto che gli antistaminici di seconda generazione, che si assumono per via orale (compresse, gocce, sciroppo) sono meglio tollerati rispetto agli antistaminici di vecchia generazione. Nonostante questo, una parte dei pazienti che li assume riferisce comunque l’insorgenza degli effetti collaterali legati alla sonnolenza o alla riduzione della soglia di attenzione.

Uno dei metodi che si possono sfruttare per ridurre tali effetti è sicuramente quello di assumere l’antistaminico la sera, prima di andare a dormire, in modo da avere il massimo della sonnolenza durante le ore notturne. Lo svantaggio è che, a volte, i pazienti che assumono l’antistaminico la sera poi presentano una fastidiosa sonnolenza al risveglio. Oppure, assumendo la terapia la sera, possono avere un effetto non completo ed ottimale durante la giornata.

Da questo punto di vista, l’utilizzo di antistaminici per via intranasale – ad oggi ancora poco sfruttato ma consigliato anche dalle linee guida ARIA per il trattamento della rinite allergica – permette di coniugare l’efficacia della terapia antistaminica, riducendo al tempo stesso gli effetti collaterali: in questo modo infatti l’antistaminico svolge la sua azione a livello nasale senza causare sonnolenza o altri sintomi generali.

La terapia intranasale per la rinite allergica

Questa semplice modifica nella modalità di assunzione della terapia antistaminica può comportare un significativo miglioramento della tollerabilità del farmaco, senza ridurre la sua efficacia.

Ed è di particolare importanza nei casi in cui il soggetto non può permettersi sonnolenza o cali d’attenzione: pensiamo ad esempio agli autisti che devono guidare per molte ore al giorno, a chi utilizza macchinari pericolosi o alle forze dell’ordine.

Lo stesso discorso può essere fatto per la terapia cortisonica: anche in questo caso oggi si preferisce di gran lunga somministrare i farmaci cortisonici – importantissimi nel trattamento della rinite – per via intranasale anziché per via orale o iniettiva. In questo modo si ha l’effetto terapeutico, ma non si va incontro agli effetti collaterali che una terapia cortisonica somministrata per via generale potrebbe dare.

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Elisa Allegro

Dr.ssa Elisa Allegro
Specialista in Allergologia e Immunologia clinica

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