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Perché rinunciare alla piscina senza prima aver messo il naso dall’Otorino?

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Nell’autunno del 2012, a fine novembre, si presentò nel mio studio una ragazza di 23 anni, che raccontava di avere dei disturbi nasali persistenti come naso chiuso, forti secrezioni nasali con muco, rinite catarrale perenne con starnuti consecutivi e lacrimazione ricorrente. I sintomi aumentavano in primavera, mentre in estate stava un po’ meglio.

La ragazza era un’amante del nuoto, ma dopo 2 ore dal suo allenamento in piscina il naso le si chiudeva completamente e iniziava a gocciolare in modo davvero imbarazzante. Ormai soffriva del disturbo da 5-6 anni, si era già sottoposta ad un intervento chirurgico al naso (settoplastica e turbinoplastica) che ora le permetteva di respirare meglio, ma che non avevano risolto il problema della presenza costante di muco e lacrimazione. I vasocostrittori nasali, che aveva utilizzato in qualche occasione, non le avevano portato un reale beneficio. Il naso chiuso e i gocciolamenti erano presenti anche di notte, specialmente se era stata in piscina nel tardo pomeriggio. Chiedendo informazioni sulla sua famiglia, la ragazza mi disse che sua madre soffriva di allergia a graminacee, olivo e betulle.

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Per prima cosa studiai attentamente l’interno del suo naso con il fibroscopio flessibile naso-laringeo (Figura 1). Questo strumento, che viene usato anche nei bambini perché non è doloroso, permette di vedere in dettaglio lo stato di salute delle cavità nasali e quelle immediatamente vicine, il rinofaringe e la laringe. La ragazza, in effetti, aveva la mucosa che ricopriva le cavità nasali molto irritata, pallida ed era presente moltissimo muco.

Dato lo stato dell’interno del suo naso e della madre allergica a pollini primaverili, sottoposi la ragazza ad un Prick test che risultò positivo ai pollini di graminacee e betulle. Certamente trovata la causa dell’aggravarsi dei sintomi in primavera, restava però da capire perché la ragazza soffrisse dei disturbi nasali anche nelle altre stagioni e dopo essere stata in piscina. Effettuai, dunque, un’analisi al microscopio del muco nasale attraverso la “citologia nasale”, che risultò pieno di cellule infiammatorie ed in particolare di granulociti eosinofili.  La diagnosi era fatta: si trattava di una rinite non-allergica chiamata “rinite cellulare eosinofila” (NARES). Questo tipo di rinite può comparire a qualsiasi età e può essere associata a poliposi nasale (nel 30%-35% dei casi) e ad asma (nel 35%-45% dei casi), e generalmente è sensibile al trattamento con antistaminici e steroidi nasali.1

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La ragazza era soddisfatta perché finalmente poteva dare nome e cognome al suo disturbo nasale: rinite allergica a graminacee-betulle e rinite non-allergica (NARES). Il passo successivo fu prescriverle una terapia in grado di tenere sotto controllo i sintomi di entrambe le riniti che le avevo diagnosticato, sottoponendola nel tempo a controlli periodici sullo stato di salute di naso e occhi. Da lì in poi la ragazza mi raccontò di lunghe nuotate e notti tranquille.

 

Bibliografia

 

Figura 1: fibroscopio flessibile naso-laringeo.

fibroscopio

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About Author

Corso Bocciolini

Dottore di Ricerca, Dirigente Medico in Otorinolaringoiatria

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