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Perché si diventa allergici? (e come evitarlo…)

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Le allergie sono in aumento: dobbiamo rassegnarci o c’è qualcosa che possiamo fare per ridurre il rischio di doverci fare i conti in seguito?

Le allergie sono in rapido aumento nella popolazione, soprattutto nei paesi industrializzati. Questo è un dato ormai ben conosciuto. Stime recenti ci dicono che almeno un quarto della popolazione mondiale (e gli italiani non fanno eccezione) è colpita da almeno un problema allergico.
La rinite allergica è sicuramente tra queste il problema più diffuso, seguita da asma e allergie alimentari.

Diverse teorie tentano di interpretare questo aumento delle patologie allergiche. La più completa ed accreditata, la cosiddetta “ipotesi igienica“, considera che un ambiente di vita troppo “pulito” – un ambiente nel quale il nostro sistema immunitario, soprattutto nella primissima infanzia, ha scarsi contatti con batteri e altri agenti infettivi – possa esserne la causa.

Ma come mai si diventa allergici? E come mai alcuni lo diventano ed altri no?

Nessuno nasce allergico, ma qualcuno di noi nasce con una certa predisposizione a sviluppare allergie nel corso della propria vita. Questa predisposizione prende il nome di “atopia” ed è ereditaria, ovvero dovuta ad un insieme di geni che ereditiamo dai nostri genitori. Non dobbiamo pensare a questa predisposizione ereditaria come ad un meccanismo “tutto o nulla”, piuttosto come ad una probabilità. Un figlio di genitori non allergici avrà un rischio relativamente basso di diventare allergico nel corso della propria vita. Un soggetto con uno dei due genitori allergici avrà un rischio intermedio, mentre un bimbo nato da entrambi genitori allergici avrà un rischio più elevato. Sembra, inoltre, che la presenza di allergie nella madre possa condizionare maggiormente questo rischio, rispetto allo stato allergico del padre.

Quindi ognuno di noi eredita una certa predisposizione innata a sviluppare allergie nel corso della vita. Su questo agisce poi l’ambiente nel quale viviamo.
Passare dallo stato atopico a sviluppare un’allergia (quindi una malattia come rinite, asma, ecc.) dipende dall’esposizione agli allergeni.

Possiamo quindi, semplificando, concludere che l’allergia è data da questi due fattori: predisposizione + esposizione.

Cosa significa esposizione?

Facciamo un esempio concreto. Un soggetto con una fortissima predisposizione allergica, vive in un clima molto freddo. Diciamo la Siberia, a titolo di esempio. Questa persona potrà sviluppare un’allergia respiratoria ai (pochi) pollini che il suo naso incontrerà in quell’ambiente. Ma sarà praticamente impossibile che quella stessa persona sviluppi un’allergia ad un polline di una pianta tipica del nostro clima e della nostra area geografica. Come ad esempio il cipresso, l’olivo o la parietaria.
Non potrà essere allergico a questi pollini perché il suo sistema immunitario non è mai stato esposto a tali allergeni. Semplicemente non li ha mai “conosciuti”.
Però, se quella stessa persona si trasferisce in un altro ambiente, diciamo nel centro Italia, con il passare dei mesi e degli anni potrà diventare allergico anche ai pollini di queste piante. Predisposizione più esposizione.

Lo stesso discorso vale per gli alimenti e per gli altri allergeni, come ad esempio il veleno degli insetti.

Come ridurre il rischio di diventare allergici?

Questo è un discorso molto dibattuto nella comunità scientifica. Sicuramente non possiamo sceglierci una coppia di genitori non allergici!

In passato, è stata posta particolare attenzione ad uno stile di vita “sano” ed all’allattamento al seno nelle primissime fasi della vita. Sembra che questo possa avere in effetti un ruolo “protettivo” nei confronti del rischio di sviluppare allergie.

Anche l’esposizione ai germi ed ai virus, come già ricordato a proposito dell’ipotesi igienica, sembra essere importante. Anche in questo caso soprattutto nell’infanzia. E’ stato ampiamente dimostrato che bambini cresciuti in ambiente rurale ed in fattoria (dove il contatto con il suolo e gli animali è maggiore) sono mediamente meno allergici dei coetanei che vivono in città.

Recentemente, un documento della World Allergy Organization (WAO), ha proposto l’utilizzo di probiotici – quindi fermenti vivi – per ridurre il rischio di sviluppare allergie. Alcuni studi, negli ultimi anni, hanno confermato che la somministrazione di probiotici durante la gravidanza e nei primi 6 mesi di vita del bambino possono ridurre l’incidenza delle malattie allergiche.

E voi, cosa ne pensate?

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About Author

Sono medico, allergologo ed immunologo, editor-in-chief di Allergia e Salute. Se hai trovato utile questo articolo clicca Mi piace! e condividilo. Se vuoi contattarmi per un consiglio o una visita clicca qui >>

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