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La prevenzione delle allergie inizia nella pancia della mamma

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Le allergie sono sempre più frequenti, ma alcune scoperte scientifiche fanno luce sulla strada della loro prevenzione.

Le allergie – in tutte le loro forme: alimentari, respiratorie, da farmaci e altre ancora – interessano oggi oltre il 25% della popolazione: ciò significa che ne soffre più di una persona su quattro. Ed il problema è importante, soprattutto nei paesi industrializzati, in quanto questo dato è in continua crescita.

Solitamente, le allergie iniziano nell’infanzia e seguono quella che viene definita la “marcia allergica”, ovvero una serie di manifestazioni che iniziano nelle prime fasi della vita con la dermatite atopica (anche nota come “cresta lattea”, che può facilmente essere presente anche nel lattante), alla quale poi si aggiunge nell’infanzia l’asma bronchiale, e che poi evolve nell’adulto verso le forme più comuni di rinite o rinocongiuntivite allergica.

Nel passato – anche recente – questa sorta di destino era considerato quasi inevitabile, soprattutto per quei soggetti particolarmente a rischio di diventare allergici, quindi in particolare i bimbi con uno o entrambi i genitori allergici.

Ad oggi non abbiamo ancora una “cura preventiva” per le allergie, tuttavia numerosi dati scientifici ci orientano verso comportamenti che possono ridurre in maniera significativa il rischio di sviluppare allergie nel corso della vita. A questo proposito, sono fondamentali le primissime fasi della vita, ovvero il periodo perinatale, che va dalla nascita al compimento del sesto mese di vita. Questo è il periodo nel quale il sistema immunitario del neonato inizia a prendere contatto con l’ambiente esterno ed a plasmare la propria attività. Inoltre, alcuni accorgimenti anche durante la gravidanza – da parte della madre – possono incidere.

Vediamo quali sono gli accorgimenti da sapere:

  • Non esistono ad oggi indicazioni ad una restrizione dell’alimentazione materna durante la gravidanza, al fine di prevenire le allergie del nascituro. L’alimentazione materna non sembra quindi influenzare il rischio, nemmeno per quanto riguarda l’allergia agli alimenti.
  • Non sembra che la ritardata introduzione degli alimenti (diversi dal latte materno) nel neonato riduca il rischio di allergia alimentare.
  • In caso di indisponibilità di latte materno, sono da valutare latti alternativi (formule idrolizzate) invece di passare alla somministrazione di latte vaccino.
  • Dopo la nascita, l’esposizione all’ambiente microbico guida lo sviluppo del sistema immunitario: è stato dimostrato che i bambini che vivono in campagna (con maggiore esposizione ai germi presenti nel terreno e negli ambienti con animali da fattoria) sviluppano meno allergie dei coetanei che vivono in città. A tal proposito, è opportuno che il neonato interagisca con l’ambiente circostante, senza che vi sia il timore nei genitori che il contatto con i germi normalmente presenti nell’ambiente possa causare patologie. Anche il ricorso ad antibiotici deve essere valutato attentamente, insieme al pediatra, per dare la possibilità al sistema immunitario di esercitare le proprie funzioni.
  • La supplementazione di probiotici, ovvero microrganismi vivi che quando somministrati in quantità idonee conferiscono un beneficio in termini di salute, durante gli ultimi mesi di gravidanza ed i primi mesi di vita, sembra associata con un minor rischio di sviluppare dermatite atopica ed asma bronchiale nel corso degli anni successivi.

È comunque importante ribadire che ogni decisione, in queste fasi così delicate della mamma e del bambino, deve essere concordata con il ginecologo prima, e con il pediatra dopo la nascita.

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Info Autore

Sono medico, allergologo ed immunologo, editor-in-chief di Allergia e Salute. Se hai trovato utile questo articolo clicca Mi piace! e condividilo.
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