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Il vaccino per le allergie: meglio presto che tardi?

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Nuovi studi lanciano l’ipotesi che un trattamento precoce con immunoterapia possa ridurre il rischio di sviluppare allergie

L’immunoterapia specifica, spesso nota come “vaccino anti-allergico”, è un’arma fondamentale nell’arsenale allergologico, anche se spesso non viene usata a dovere.
È infatti l’unica terapia che ad oggi si è dimostrata in grado di modificare la storia naturale dell’allergia di un soggetto; in poche parole: non va a curare i sintomi, ma le cause.
Tuttavia il suo utilizzo su una larga scala non è semplice, anche perché il vaccino ha bisogno di tempo per funzionare: un ciclo completo dura almeno 3 anni.
È per questo motivo che oggi – sempre di più – la comunità scientifica allergologica punta su un’accurata selezione del paziente da sottoporre ad immunoterapia.

Da questo punto di vista, il fattore tempo sembra fondamentale, per diversi ordini di ragioni.

Il candidato ideale all’immunoterapia-specifica per le allergie è il soggetto con una sola sensibilizzazione allergica

Per prima cosa, il vaccino contro le allergie è una terapia allergene-specifica, quindi significa che agisce nei confronti di un singolo allergene (si possono creare anche dei mix con varie componenti, ma questa pratica è tutt’ora fonte di dibattito e discussione), quindi è importante intervenire quando le allergiche sono in numero contenuto, possibilmente una sola.

Da questo punto di vista, il soggetto che si presenta dall’allergologo con una singola sensibilizzazione allergica (sia essa un polline, la polvere, o altro) è il candidato ideale.
In alternativa, anche i soggetti che presentano multiple sensibilizzazioni allergiche, ma che hanno una condizione clinica legata alla presenza di un singolo allergene sono ottimi candidati. A titolo di esempio, un soggetto con sensibilizzazione a pollini (che sono presenti nel periodo primaverile) e muffe (che sono maggiormente presenti nel periodo autunnale), ma con sintomi limitati al periodo primaverile può essere un ottimo candidato.
O ancora, un soggetto con sensibilizzazione multipla ad allergeni, ma verso i quali non è esposto; un esempio di questo tipo è il soggetto con sensibilizzazione per gli allergeni degli animali domestici ma che non ne ha dentro la propria abitazione.

Il vaccino per le allergie può prevenire l’insorgenza di altre allergie nel corso della vita

Di interesse, inoltre, i dati che emergono da altri recenti studi. Da questi emerge infatti che l’immunoterapia con allergeni, oltre a “curare” la sensibilizzazione allergica per l’allergene in questione, riduce il rischio di sviluppare – nel corso della vita – ulteriori allergie. In questo caso, quindi, il meccanismo non sarebbe più specifico per il singolo allergene, ma si avrebbe una protezione verso la comparsa di nuove allergie. È da sottolineare che in questo caso parliamo di rischio e di probabilità: non significa che effettuando il vaccino non si potranno poi – nel corso della vita – sviluppare altre allergie, ma che il rischio sarà in parte ridotto.

Altri dati dimostrano invece come l’immunoterapia nel soggetto che soffre di rinite allergica sia in grado di ridurre il rischio di sviluppare nel tempo un quadro clinico di asma bronchiale.

Un nuovo studio sugli effetti preventivi dell’immunoterapia allergene-specifica

Un recentissimo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Pediatric Allergy and Immunology e condotto da ricercatori dell’Università di Vienna, è andato a valutare l’efficacia del vaccino antiallergico in un gruppo di bambini di 2-5 anni, con diagnosi di allergia alle graminacee o alla polvere, ma che ancora non avevano sviluppato alcun sintomo. I ricercatori, hanno dimostrato come l’immunoterapia (in questo caso SLIT, ovvero somministrata per via sublinguale) sia stata ottimamente tollerata (nessun evento avverso significativo) e che al tempo stesso sia stata in grado di far sviluppare meccanismi immunologici regolatori specifici, in grado di bloccare l’evoluzione clinica delle allergie nei bambini trattati.

Questo studio, il primo nel suo genere, apre sicuramente interessanti prospettive nel settore della prevenzione delle malattie allergiche.

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Info Autore

Sono medico, allergologo ed immunologo, editor-in-chief di Allergia e Salute. Se hai trovato utile questo articolo clicca Mi piace! e condividilo.
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